Dopo l’editoriale su SETTE: ma chi sono questi poeti internettiani che peccano di lesa maestà e scrivono a Roberto Cotroneo? Sulla poesia digitale e sui libri in tv. E ancora sull’arte sublime di Vincenzo Guarna.

ROSEBUD - Arts, Critique, Journalism

The_Funeral_of_Shelley_by_Louis_Edouard_Fournierdi Rina Brundu. Sono anni ormai che non compro quotidiani cartacei: di norma li compro solo se debbo pulire i vetri (sono la morte loro!), un compito che aborro ma che sopporto pensando che il Vetril e l’acqua insaponata sono in fondo l’unico modo per liberarci for-good dell’inchiostro che imbratta quella cellulosa che un tempo fu un qualche albero bellissimo. Giorni fa ho comprato il Corriere della Sera che – lucky me! – si presentava con incorporato il settimanale “Sette” reso “prezioso”, tra gli altri, dall’articolo titolato “Con Internet ci stimiamo un po’ troppo”, catenaccio: “ Siamo sommersi da una marea di poeti improvvisati che si credono grandi. Un distorsione causata ed esasperata dalla rete” a firma Roberto Cotroneo.

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