La retorica dell’incontro

Compitu re vivi

104210303-9507359c-5c34-4df1-bfa3-be1a996b58daSembrerà strano questo mio intervento sulla retorica dell’incontro, dopo anni in cui ho perorato, fra i poeti, e non solo, la causa dello scambio umano e culturale. Ma è che, ultimamente, parole come gruppo, comunità, amicizia, sbandierate in internet come vessilli e programmi, cominciano a darmi fastidio.
E devo dire, come premessa, che, per formazione e biografia, i miei gesti e la mia opera rimangono profondamente influenzati dall’idea di una koinè, di una diversità, accomunata – mi si perdoni l’ossimoro – dalla biologia dell’universo che abitiamo e che ci abita: creazioni, distruzioni, frammentazioni.
Impossibile, quindi, trincerarsi dietro il pensiero di un totalitarismo culturale, umano, esistenziale. Più realistico, invece, immaginarci tutti nel vorticoso sommovimento degli atomi che, per divergenza o simpatia, si attraggono e si respingono.
Cosa c’è di diverso, nelle nostre azioni, dal procedere delle leggi che creano e annichiliscono la materia? Attrazione e repulsione improvvise; o peggio: attrazioni che…

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