The Black Shadow : Despair PT2

Molto tempo prima delle ombre,della devastazione,dell’incendio e dell’incontro in quella strada desolata,prima di tutto questo c’era solo un ragazzo.

Sembrava un ragazzo normale,almeno dando un veloce sguardo dall’esterno,vedendolo camminare per strada non lo avresti considerato diverso da un qualunque suo coetaneo.

Ma il ragazzo era diverso,era profondamente diverso.

Nessuno si era mai dedicato veramente alla ricerca di una motivazione per la condizione in cui versava il giovane,a nessuno importava particolarmente,a dire il vero,non che lui non avesse mai cercato di chiedere aiuto,lo aveva fatto,nel suo modo contorto e aggressivo,ci aveva messo un po’ per farsi capire,certo,ma il messaggio,in un modo o nell’altro era arrivato,e a diverse persone;il problema era che quelle persone non erano interessate ad aiutarlo.

Alcuni dicevano che i suoi problemi era semplicemente legati al carattere,era troppo debole,per questo era depresso,non era capace di vivere nella società,per questo era violento,non aveva amici e non riusciva a parlare con nessuno perché aveva un carattere orribile,questi gli dicevano alcuni.

Altri invece pensavano che semplicemente ci fosse qualcosa di sbagliato nel suo cervello,che era nato con qualche connessione nervosa mal allineata,magari qualche sostanza che circola nel sistema nervoso,di quelle che ti cambiano l’umore,non girava correttamente…in ogni caso era fatto così,nonché cura,inutile perdere tempo.

Tutti,insomma,erano concordi su una sola cosa,che era tutto dentro di lui,in un modo o nell’altro,e che doveva sbrigarsela da solo,era un suo problema,non loro.

e così fece il ragazzo,fece da solo,fece sempre tutto da solo,in fin dei conti lui,a differenza degli altri ragazzi che gli stavano intorno,non aveva nessuno su cui contare,non aveva una famiglia vera e propria,non c’era mai stata per una una vita normale,era sempre solo in ogni caso.

Eppure,qualcosa dentro di lui continuava a muoversi,a rigirarsi,a causargli una sensazione dolorosa nel profondo dello stomaco,una sensazione che non lo lasciava mai,di giorno e di notte,che si acuiva particolarmente quando era costretto a condividere il suo spazio vitale con altre persone,come le mattinate a scuola,quando era costretto a vedere quanto erano felici e normali gli altri,quanto fosse facile per loro fare ed avere cose che lui,segretamente,aveva sempre sognato.

Poteva dire di preferire così,poteva dire di voler essere solo,poteva avere un’atteggiamento cinico e sprezzante con tutti,in quelle rare occasioni in cui era costretto a comunicare con loro per qualche motivo,ma non era vero.

Non voleva vivere così.Voleva essere amato,avere degli amici,voleva vivere.

Ma aveva troppa paura,e la paura spesso si trasformava in rabbia,e iniziava la violenza…anche se cercava sempre di essere calmo e controllato a scuola,dove nascondeva tutto dietro una maschera di incuranza e noia,le cose cambiavano quando scendeva la notte e poteva finalmente fuggire da quella prigione che alcuni chiamavano “casa” ma era piuttosto conosciuta come “istituto” e mescolarsi con le ombre della notte nei vicoli…li nei vicoli vivevano i reietti come lui,nessuno aveva niente che lui potesse invidiare,e tutti erano spaventati e arrabbiati quanto lui…lì,tra i vicoli decadenti di una zona morta dimenticata dalla città e dalla legge,inizio lentamente a sentirsi se stesso…e a sfogare tutto quello che teneva represso dentro di se durante il giorno…arrivò l’alcool e poi arrivarono le risse,nel giro di poco aveva trovato dei “fedelissimi”,sbandati e impauriti come lui,ma disposti a seguirlo all’inferno…

Nonostante tutto lui era sempre stato intelligente,finirono,per il suo stesso bene,come spesso gli veniva detto,nessuno aveva mai trovato indizi di sorta contro di lui,e chi aveva visto qualcosa o era troppo sbronzo per ricordare o non voleva far sapere di essersi mai recato in quei vicoli,nessuna persona per bene andrebbe mai in una zona simile,quindi si sentiva invincibile,un maestro della doppia vita,si sentiva eterno…e si sentiva bene,per la prima volta.

Si sentiva in controllo della sua vita.

Ma ovviamente la cosa non poteva durare per sempre,niente dura per sempre.

Le voci iniziarono a girare,ovviamente mai in sua presenza,ma si facevano più insistenti giorno dopo giorno,e alcuni dei fedelissimi si dimostrarono molto meno furbi e capaci del loro capo…in breve qualcuno pestò i piedi a un pezzo troppo grosso,qualcuno si pentì delle sue azioni,qualcuno inizio a vantarsi con le persone sbagliate dopo un bicchierino o due…ma a lui non importava troppo…certo,la situazione iniziava precipitare e si stava facendo realmente pericolosa,ma lui non aveva più 14 anni,come quando aveva iniziato a vagare nei vicoli,ne aveva ormai 17,quasi 18,era arrivato all’ultimo anni di quella scuola che aveva odiato con tutte le sue forze,ora riuscito a non farsi piegare,a non abbassare la testa,era sopravvissuto fino a vederne la fini,e se in cambio doveva morire,gli andava bene,in fin dei conti era convinto che senza le sue “attività extracurricolari” notturne si sarebbe suicidato già da tempo…la depressione era troppa,non era capace di gestire le sue emozioni,non poteva continuare a tenerle dentro,non poteva continuare a subire,doveva decidere se farsi del male o se farlo ad altri,e scosse la seconda strada,cominciando a vendicarsi di tutti quelli che nella sua breve vita si erano rifatti su di lui,che lo avevano picchiato,derubato,messo in un’angolo…ormai anche nella “casa” nessuno aveva più il coraggio di affrontarlo,dicevano che era folle,che non aveva freni,che rischiavi la vita anche solo a guardarlo storto,prima,quando era solo un ragazzino che non aveva imparato a fare a botte in strada,gli dicevano che era strano,che era stupido,i ragazzini più grossi lo picchiavano,ma ora no,aveva fatto vedere a tutti cosa succedeva a provarci,aveva trovato tutti quei ragazzini,sia nella “casa” che nei vicoli,e aveva pagato il debito che aveva nei loro confronti,con gli interessi,li aveva spezzati,li aveva fatti sanguinare,gli aveva minacciati e costretti in ginocchio davanti a lui,aveva promesso di fare cose orribili a loro e alle loro famiglie e ai loro amici se avessero mai osato raccontare qualcosa.

E la sua parola ormai,in quegli ambienti in cui prima arrancava e si nascondeva per la paura,era legge.

Si sentiva realizzato,sentiva di aver realizzato lo scopo della sua vita,sapeva di essersi fatto troppi nemici,sapeva che qualcuno,prima o poi e nonostante tutto,avrebbe provato a vendicarsi e sapeva pure che era riuscito a cavarsela in tante occasioni solo perché era solo un ragazzino,ancora minorenne,che aveva a che fare soprattutto con altri ragazzini.

Sapeva che nel corso di quell’anno,quell’ultimo anno,le cose sarebbero cambiate per sempre,ma preferiva morire piuttosto che tornare alla vita di prima,ne era convinto.

Come sempre nella sua vita tutte le sue certezze furono spazzate via in un’attimo,ma quella volta non fu un lutto improvviso come la prima volta o una razza di creature ostili,come sarebbe successo poi,no.

Quella volta fu una ragazza,una ragazza bellissima e gentile,un’angelo che era sceso in terra solo per lui,per salvarlo,per redimerlo,per mostrargli una vita nuova,migliore.

L’angelo in questione era timido e si era trasferito da un’altra scuola perché il padre era stato trasferito,era intenzionata a trovare qualcuno con cui legare già il primo giorno,ma la maggior parte dei ragazzi di quella classe in cui era capitata si conoscevano ormai da quattro anni,erano uniti,parlavano tra loro,e lei non voleva intromettersi…continuò a cercare con lo sguardo tra i ragazzi in attesa della campanella fuori dal portone della scuola finché non trovò qualcuno che se ne stava solo,braccia incrociate sul petto,sguardo perso nel vuoto.

“perfetto”pensò lei”sembra un tipo timido,come me,sembra un sognatore”

La scelta che fece quella mattina la segnò per tutto l’anno a venire,da un lato il ragazzo che aveva scelto era decisamente poco cordiale,era sempre scontroso sarcastico e sembrava fermamente intenzionato a rimanere solo e cercava ogni scusa possibile per allontanarsi e lasciarla sola…eppure…

Eppure c’era qualcosa,qualcosa nei suoi occhi,incredibilmente tristi eppure sempre incredibilmente forti,nel suo modo di parlare,che a volte si incrinava impercettibilmente,come se cercasse di nascondere qualcosa…tutti adesso la isolavano e la evitavano di proposito,questo le era chiaro,era perché la credevano amica di quel ragazzo di cui aveva faticato persino per saperne il nome(nessuno sembrava disposto a chiamarlo per nome,o a chiamarlo in qualunque modo,a dire il vero,e quando parlava con qualcuno e lo nominava,tutti balzavano impercettibilmente come se fossero colti da una piccola scossa elettrica,o un mix di paura e disaggio,ma nessuno sapeva il perché).

Ben presto scopri che c’erano delle voci,ma nessuno sapeva fino a che punto fossero vere o pura finzione, e lei non era disposta a crederci comunque…c’era qualcosa in quel ragazzo,qualcosa che la affascinava come mai nessuno aveva fatto in vita sua,ormai sapeva che non sarebbe riuscita a dimenticarlo anche volendo,sapeva che doveva decodificarlo,capirlo,scoprire ogni centimetro di quella matassa di enigmi e confusione che si ostinava a non ricambiare le sue attenzioni…

Finì per insistere per mesi,e riesci a fare breccia,non in un colpo solo,e chiaro,ma un po’ alla volta l’oggetto delle sue ossessioni iniziava da aprirsi,spesso non parlava,ascoltava solo,continuando ad evitare ogni domanda accuratamente,ma poi,in determinate occasioni,gli consegnava pagine e pagine scritte a mano…quelle pagine erano le sue confessioni,contenevano tutto,le sue paure e le cose aveva compiuto negli anni,non era disposto a parlarne a voce e probabilmente avrebbe negato tutto in caso di una domanda diretta,ma la ragazza aveva capito quanto importante fosse quel gesto,quanto lei era importante per lui,che lei era la persona più importante del mondo di quel povero e tremendo ragazzo…

e dopo qualche altro mese,quando ormai gli esami di maturità si avvicinavano,inizio a vedere gli occhi di quella persona che ormai conosceva meglio di chiunque altro al mondo in modo diverso,sapeva di essere riuscita a cambiarlo,sapeva che per la prima volta non voleva più morire,per la prima volta non era più un disperato nichilista ma voleva veramente costruire un futuro,per la prima volta gli interessava il suo futuro…per la prima volta poteva guardarlo negli occhi vedere speranza e gioia misti a una buona dose di incredulità.

E quelle stese emozioni vide balenare per un’attimo,sporgersi da una macchina poco lontana dalla vetrina della ferramenta che aveva tentato in vano di ispezionare.

Era stato solo un’attimo,ma sapeva di non potersi essere sbagliata,aveva giurato a se stessa,il giorno in cui furono separati in modo così ingiusto e crudele,che non avrebbe mai dimenticato quella espressione,e aveva pregato per rivedere tutto questo,aveva pregato tanto…

era forse impazzita?era arrivata la limite e iniziava ad avere le allucinazioni?eppure…

Eppure se qualcuno poteva mai sopravvivere in un mondo così disperato e violento,quello era proprio lui,lei lo aveva sempre sentito,da qualche parte dietro di lei,sapeva che non poteva essere ancora morto,non prima di essersi ricongiunto con lei un’ultima volta.

Il Ragazzo si fece forza.Sapeva cosa doveva fare.Non poteva perdere questa occasione…eppure…eppure faticava a trovare le forze per uscire dal suo nascondiglio…come quando era piccolo e aveva paura dei bambini più grandi…era paralizzato…era tutto troppo bello per essere vero…se si fosse rivelata solo un’illusione?se era impazzito?se aveva scambiato quella donna per l’unico amore della sua vita?poteva veramente reggere a una delusione simile?

La ragazza decise che tutto questo non poteva essere solo un’allucinazione,non poteva essere tutto un sogno,sapeva,aveva sempre saputo che un giorno lo avrebbe ritrovato…

Per un momento un nome riecheggiò nell’area,un nume che la ragazza aveva urlato con tutte le sue forze,un nume che non aveva più usato da anni,ma non aveva mai dimenticato…urlò con tutte le sue forze,una sola volta,e rimase ad aspettare.

Una figura spuntò fuori da dietro alla macchina di fronte a lei,una figura che nonostante gli anni passati le era ancora più che familiare.

Lei crollò sulle ginocchia e inizio a piangere,un po’ per la felicità e un po’ per la tensione nervosa che aveva accumulato in quei pochi minuti di insicurezza.

Ma come sempre nelle vite di questi sfortunati individui,la felicità era destinata a durare ben poco.

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