The Black Shadow : Despair PT2

Molto tempo prima delle ombre,della devastazione,dell’incendio e dell’incontro in quella strada desolata,prima di tutto questo c’era solo un ragazzo.

Sembrava un ragazzo normale,almeno dando un veloce sguardo dall’esterno,vedendolo camminare per strada non lo avresti considerato diverso da un qualunque suo coetaneo.

Ma il ragazzo era diverso,era profondamente diverso.

Nessuno si era mai dedicato veramente alla ricerca di una motivazione per la condizione in cui versava il giovane,a nessuno importava particolarmente,a dire il vero,non che lui non avesse mai cercato di chiedere aiuto,lo aveva fatto,nel suo modo contorto e aggressivo,ci aveva messo un po’ per farsi capire,certo,ma il messaggio,in un modo o nell’altro era arrivato,e a diverse persone;il problema era che quelle persone non erano interessate ad aiutarlo.

Alcuni dicevano che i suoi problemi era semplicemente legati al carattere,era troppo debole,per questo era depresso,non era capace di vivere nella società,per questo era violento,non aveva amici e non riusciva a parlare con nessuno perché aveva un carattere orribile,questi gli dicevano alcuni.

Altri invece pensavano che semplicemente ci fosse qualcosa di sbagliato nel suo cervello,che era nato con qualche connessione nervosa mal allineata,magari qualche sostanza che circola nel sistema nervoso,di quelle che ti cambiano l’umore,non girava correttamente…in ogni caso era fatto così,nonché cura,inutile perdere tempo.

Tutti,insomma,erano concordi su una sola cosa,che era tutto dentro di lui,in un modo o nell’altro,e che doveva sbrigarsela da solo,era un suo problema,non loro.

e così fece il ragazzo,fece da solo,fece sempre tutto da solo,in fin dei conti lui,a differenza degli altri ragazzi che gli stavano intorno,non aveva nessuno su cui contare,non aveva una famiglia vera e propria,non c’era mai stata per una una vita normale,era sempre solo in ogni caso.

Eppure,qualcosa dentro di lui continuava a muoversi,a rigirarsi,a causargli una sensazione dolorosa nel profondo dello stomaco,una sensazione che non lo lasciava mai,di giorno e di notte,che si acuiva particolarmente quando era costretto a condividere il suo spazio vitale con altre persone,come le mattinate a scuola,quando era costretto a vedere quanto erano felici e normali gli altri,quanto fosse facile per loro fare ed avere cose che lui,segretamente,aveva sempre sognato.

Poteva dire di preferire così,poteva dire di voler essere solo,poteva avere un’atteggiamento cinico e sprezzante con tutti,in quelle rare occasioni in cui era costretto a comunicare con loro per qualche motivo,ma non era vero.

Non voleva vivere così.Voleva essere amato,avere degli amici,voleva vivere.

Ma aveva troppa paura,e la paura spesso si trasformava in rabbia,e iniziava la violenza…anche se cercava sempre di essere calmo e controllato a scuola,dove nascondeva tutto dietro una maschera di incuranza e noia,le cose cambiavano quando scendeva la notte e poteva finalmente fuggire da quella prigione che alcuni chiamavano “casa” ma era piuttosto conosciuta come “istituto” e mescolarsi con le ombre della notte nei vicoli…li nei vicoli vivevano i reietti come lui,nessuno aveva niente che lui potesse invidiare,e tutti erano spaventati e arrabbiati quanto lui…lì,tra i vicoli decadenti di una zona morta dimenticata dalla città e dalla legge,inizio lentamente a sentirsi se stesso…e a sfogare tutto quello che teneva represso dentro di se durante il giorno…arrivò l’alcool e poi arrivarono le risse,nel giro di poco aveva trovato dei “fedelissimi”,sbandati e impauriti come lui,ma disposti a seguirlo all’inferno…

Nonostante tutto lui era sempre stato intelligente,finirono,per il suo stesso bene,come spesso gli veniva detto,nessuno aveva mai trovato indizi di sorta contro di lui,e chi aveva visto qualcosa o era troppo sbronzo per ricordare o non voleva far sapere di essersi mai recato in quei vicoli,nessuna persona per bene andrebbe mai in una zona simile,quindi si sentiva invincibile,un maestro della doppia vita,si sentiva eterno…e si sentiva bene,per la prima volta.

Si sentiva in controllo della sua vita.

Ma ovviamente la cosa non poteva durare per sempre,niente dura per sempre.

Le voci iniziarono a girare,ovviamente mai in sua presenza,ma si facevano più insistenti giorno dopo giorno,e alcuni dei fedelissimi si dimostrarono molto meno furbi e capaci del loro capo…in breve qualcuno pestò i piedi a un pezzo troppo grosso,qualcuno si pentì delle sue azioni,qualcuno inizio a vantarsi con le persone sbagliate dopo un bicchierino o due…ma a lui non importava troppo…certo,la situazione iniziava precipitare e si stava facendo realmente pericolosa,ma lui non aveva più 14 anni,come quando aveva iniziato a vagare nei vicoli,ne aveva ormai 17,quasi 18,era arrivato all’ultimo anni di quella scuola che aveva odiato con tutte le sue forze,ora riuscito a non farsi piegare,a non abbassare la testa,era sopravvissuto fino a vederne la fini,e se in cambio doveva morire,gli andava bene,in fin dei conti era convinto che senza le sue “attività extracurricolari” notturne si sarebbe suicidato già da tempo…la depressione era troppa,non era capace di gestire le sue emozioni,non poteva continuare a tenerle dentro,non poteva continuare a subire,doveva decidere se farsi del male o se farlo ad altri,e scosse la seconda strada,cominciando a vendicarsi di tutti quelli che nella sua breve vita si erano rifatti su di lui,che lo avevano picchiato,derubato,messo in un’angolo…ormai anche nella “casa” nessuno aveva più il coraggio di affrontarlo,dicevano che era folle,che non aveva freni,che rischiavi la vita anche solo a guardarlo storto,prima,quando era solo un ragazzino che non aveva imparato a fare a botte in strada,gli dicevano che era strano,che era stupido,i ragazzini più grossi lo picchiavano,ma ora no,aveva fatto vedere a tutti cosa succedeva a provarci,aveva trovato tutti quei ragazzini,sia nella “casa” che nei vicoli,e aveva pagato il debito che aveva nei loro confronti,con gli interessi,li aveva spezzati,li aveva fatti sanguinare,gli aveva minacciati e costretti in ginocchio davanti a lui,aveva promesso di fare cose orribili a loro e alle loro famiglie e ai loro amici se avessero mai osato raccontare qualcosa.

E la sua parola ormai,in quegli ambienti in cui prima arrancava e si nascondeva per la paura,era legge.

Si sentiva realizzato,sentiva di aver realizzato lo scopo della sua vita,sapeva di essersi fatto troppi nemici,sapeva che qualcuno,prima o poi e nonostante tutto,avrebbe provato a vendicarsi e sapeva pure che era riuscito a cavarsela in tante occasioni solo perché era solo un ragazzino,ancora minorenne,che aveva a che fare soprattutto con altri ragazzini.

Sapeva che nel corso di quell’anno,quell’ultimo anno,le cose sarebbero cambiate per sempre,ma preferiva morire piuttosto che tornare alla vita di prima,ne era convinto.

Come sempre nella sua vita tutte le sue certezze furono spazzate via in un’attimo,ma quella volta non fu un lutto improvviso come la prima volta o una razza di creature ostili,come sarebbe successo poi,no.

Quella volta fu una ragazza,una ragazza bellissima e gentile,un’angelo che era sceso in terra solo per lui,per salvarlo,per redimerlo,per mostrargli una vita nuova,migliore.

L’angelo in questione era timido e si era trasferito da un’altra scuola perché il padre era stato trasferito,era intenzionata a trovare qualcuno con cui legare già il primo giorno,ma la maggior parte dei ragazzi di quella classe in cui era capitata si conoscevano ormai da quattro anni,erano uniti,parlavano tra loro,e lei non voleva intromettersi…continuò a cercare con lo sguardo tra i ragazzi in attesa della campanella fuori dal portone della scuola finché non trovò qualcuno che se ne stava solo,braccia incrociate sul petto,sguardo perso nel vuoto.

“perfetto”pensò lei”sembra un tipo timido,come me,sembra un sognatore”

La scelta che fece quella mattina la segnò per tutto l’anno a venire,da un lato il ragazzo che aveva scelto era decisamente poco cordiale,era sempre scontroso sarcastico e sembrava fermamente intenzionato a rimanere solo e cercava ogni scusa possibile per allontanarsi e lasciarla sola…eppure…

Eppure c’era qualcosa,qualcosa nei suoi occhi,incredibilmente tristi eppure sempre incredibilmente forti,nel suo modo di parlare,che a volte si incrinava impercettibilmente,come se cercasse di nascondere qualcosa…tutti adesso la isolavano e la evitavano di proposito,questo le era chiaro,era perché la credevano amica di quel ragazzo di cui aveva faticato persino per saperne il nome(nessuno sembrava disposto a chiamarlo per nome,o a chiamarlo in qualunque modo,a dire il vero,e quando parlava con qualcuno e lo nominava,tutti balzavano impercettibilmente come se fossero colti da una piccola scossa elettrica,o un mix di paura e disaggio,ma nessuno sapeva il perché).

Ben presto scopri che c’erano delle voci,ma nessuno sapeva fino a che punto fossero vere o pura finzione, e lei non era disposta a crederci comunque…c’era qualcosa in quel ragazzo,qualcosa che la affascinava come mai nessuno aveva fatto in vita sua,ormai sapeva che non sarebbe riuscita a dimenticarlo anche volendo,sapeva che doveva decodificarlo,capirlo,scoprire ogni centimetro di quella matassa di enigmi e confusione che si ostinava a non ricambiare le sue attenzioni…

Finì per insistere per mesi,e riesci a fare breccia,non in un colpo solo,e chiaro,ma un po’ alla volta l’oggetto delle sue ossessioni iniziava da aprirsi,spesso non parlava,ascoltava solo,continuando ad evitare ogni domanda accuratamente,ma poi,in determinate occasioni,gli consegnava pagine e pagine scritte a mano…quelle pagine erano le sue confessioni,contenevano tutto,le sue paure e le cose aveva compiuto negli anni,non era disposto a parlarne a voce e probabilmente avrebbe negato tutto in caso di una domanda diretta,ma la ragazza aveva capito quanto importante fosse quel gesto,quanto lei era importante per lui,che lei era la persona più importante del mondo di quel povero e tremendo ragazzo…

e dopo qualche altro mese,quando ormai gli esami di maturità si avvicinavano,inizio a vedere gli occhi di quella persona che ormai conosceva meglio di chiunque altro al mondo in modo diverso,sapeva di essere riuscita a cambiarlo,sapeva che per la prima volta non voleva più morire,per la prima volta non era più un disperato nichilista ma voleva veramente costruire un futuro,per la prima volta gli interessava il suo futuro…per la prima volta poteva guardarlo negli occhi vedere speranza e gioia misti a una buona dose di incredulità.

E quelle stese emozioni vide balenare per un’attimo,sporgersi da una macchina poco lontana dalla vetrina della ferramenta che aveva tentato in vano di ispezionare.

Era stato solo un’attimo,ma sapeva di non potersi essere sbagliata,aveva giurato a se stessa,il giorno in cui furono separati in modo così ingiusto e crudele,che non avrebbe mai dimenticato quella espressione,e aveva pregato per rivedere tutto questo,aveva pregato tanto…

era forse impazzita?era arrivata la limite e iniziava ad avere le allucinazioni?eppure…

Eppure se qualcuno poteva mai sopravvivere in un mondo così disperato e violento,quello era proprio lui,lei lo aveva sempre sentito,da qualche parte dietro di lei,sapeva che non poteva essere ancora morto,non prima di essersi ricongiunto con lei un’ultima volta.

Il Ragazzo si fece forza.Sapeva cosa doveva fare.Non poteva perdere questa occasione…eppure…eppure faticava a trovare le forze per uscire dal suo nascondiglio…come quando era piccolo e aveva paura dei bambini più grandi…era paralizzato…era tutto troppo bello per essere vero…se si fosse rivelata solo un’illusione?se era impazzito?se aveva scambiato quella donna per l’unico amore della sua vita?poteva veramente reggere a una delusione simile?

La ragazza decise che tutto questo non poteva essere solo un’allucinazione,non poteva essere tutto un sogno,sapeva,aveva sempre saputo che un giorno lo avrebbe ritrovato…

Per un momento un nome riecheggiò nell’area,un nume che la ragazza aveva urlato con tutte le sue forze,un nume che non aveva più usato da anni,ma non aveva mai dimenticato…urlò con tutte le sue forze,una sola volta,e rimase ad aspettare.

Una figura spuntò fuori da dietro alla macchina di fronte a lei,una figura che nonostante gli anni passati le era ancora più che familiare.

Lei crollò sulle ginocchia e inizio a piangere,un po’ per la felicità e un po’ per la tensione nervosa che aveva accumulato in quei pochi minuti di insicurezza.

Ma come sempre nelle vite di questi sfortunati individui,la felicità era destinata a durare ben poco.

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The Black Shadow : Despair PT1

Il piano era apparentemente semplice,necessitavo solo di recuperare abbastanza benzina,o una qualunque altra sostanza infiammabile e avrei dato il via allo spettacolo,ma come sempre avevo sottovalutato la complessità dell’operazione…

Prima di tutto era ormai inverno(anche se non saprei dire esattamente che data o persino mese fosse,il tempo,dopo qualche settimana passata in completo isolamento nel mio attico,non aveva più senso)e le giornate si facevano sempre più brevi,avevo solo poche ore di luce per cercare provviste e materiali prima della ricomparsa di quelle cose nelle strade,inoltre,da quando l’incendio aveva devastato all’incirca mezzo quartiere era diventato praticamente impossibile trovare qualcosa di utilizzabile nelle vicinanze del palazzo che mi faceva da base,e spingermi lontano,con così poco tempo a disposizione,era praticamente un suicidio.

Ero ormai sul punto di decidere di abbandonare i miei propositi e cercare un piano alternativo quando il destino rimescolò le carte,da tempo sospettavo di non essere l’unico sopravvissuto alle “ombre” in città,sospettavo che altri si nascondessero nei quartieri vicini,recuperando viveri di giorno e nascondendosi in luoghi ben illuminati e sigillati di notte,ma da molto tempo non ero riuscito a incontrare nessuno,tutto cambiò in una fredda mattina d’inverno,quando mi spinsi più lontano del solito durante le mie ricerche nel tentativo di trovare qualcosa di utile…

In un primo momento scambiai la sagoma in lontananza per una di quelle cose,ma non poteva essere,il sole era ancora alto nel cielo,notai che stava ispezionando nervosamente una vetrina di un ferramenta,indecisa se entrare o meno,probabilmente sospettando una trappola delle creature.

Rimasi in silenzio ad osservarla,indeciso sul da farsi,finché non si girò verso di me e in quel momento notai che era una donna; e non una donna qualunque,anche dopo tutto il tempo che era passato non potevo non riconoscerla…per la prima volta da non so quanto tempo non ero più solo…ma potevo realmente fidarmi?uscire allo scoperto rappresentava sempre un rischio,non sapevo cosa era stata costretta a fare,cosa era diventata per sopravvivere,magari era diventata una persona come me,pronta ad attaccare alle spalle il primo malcapitato (in questo caso io) per derubarlo di tutti quello che era riuscito faticosamente a recuperare,magari non era sola,faceva parte di un gruppo ampio,magari anche belligerante e pronto ad eliminare qualunque potenziale minaccia a uno dei suoi membri,magari non era venuta sola,e c’era già un cecchino appostato sul tetto di un palazzo vicino per coprirle le spalle durante la sua ricognizione,e magari io ero già nel suo mirino…

La sensazione di paranoia stava aumentando vertiginosamente,non riuscivo a fare a meno di immaginare ogni possibile disastro che si sarebbe potuto abbattere su di me da un momento all’altro,ma era anche vero che data la situazione che stavo vivendo non avevo realmente molto da perdere,e da solo non sarei mai riuscito a perlustrare una zona abbastanza ampia da permettermi di recuperare tutto il necessario per il mio piano,ma forse,con l’aiuto di qualche altro sopravvissuto…

i pro e i contro di rivelare la mia presenza continuavano ad alternarsi nella mia mente mentre rimanevo totalmente paralizzato dall’indecisione,ma il tempo stringeva,lei aveva rinunciato ad entrare nel negozio e si stava allontanando,non sapevo se avrei mai avuto un’altra occasione di incontrarla,o di incontrare qualunque altra persona,per quel che valeva…dovevo decidere in fretta.

Poi,improvviso come un flash,nella mia mente balenarono i ricordi del nostro primo incontro,di quello che lei aveva fatto per me,di come era sempre stata gentile e comprensiva,nonostante tutto.

In un’attimo non ebbi più dubbi.

Sapevo cosa fare.

The Black Shadow : the Shadow and The Flame

Sapete quando dicono “non ci credo finché non lo vedo in TV?”,bhè io vivevo in uno stato simile in quei tempi,sapevo dell’invasione di quelle…di quelle cose,qualunque cosa siano…mai la parola “aliene” è stata meglio impiegata,la geometria delle loro forme,il modo spezzato e contorto in cui si muovono…niente di umano può avere un’aspetto simile…comunque,fino al giorno in cui vidi la distruzione della capitale avevo sempre pensato che in fin dei conti l’umanità avrebbe superato anche questa crisi,come aveva sempre fatto,non era fuggito in campagna come buona parte dei miei concittadini,per paura che le “cose”continuassero ad avanzare con la stessa tattica di conquistare i grandi centri abitati per poi espandersi lentamente verso le periferie,ero convinto che non sarebbero mai arrivate fin qui.

Ero convinto che qualcuno le avrebbe fermate,in qualche modo.

Mi sbagliavo.

Quando le cose comparvero nel quartiere era ormai troppo tardi,durante la notte sciamavano dovunque,requisivano ogni possibile risorsa da ogni abitazione o negozio…e quando trovavano un’essere umano…non ho mai capito cosa ne facessero,li vedevo trascinarli via,certo…ma non ho mai saputo dove o perché,e sinceramente speravo di non doverlo mai scoprire…

Di giorno si poteva girare per la città,bastava non avventurarsi al chiuso,sembrava  che quelle creature non fossero in grado di muoversi alla luce del sole,ma la cosa non era troppo utile,come detto,rastrellavano ogni sorta di risorsa o cibo durante la notte,e si appostavano nei centri commerciali e nei supermarket,quando un gruppo di sfortunati cercava di introdursi in quei luoghi nella disperata ricerca di cibo o acqua,venivano catturati e condotti verso un destino misterioso,ma ci potevo scommettere,poco piacevole.

Non era un mio problema,però,essere un sociopatico violento finalmente dava i suoi frutti,potevo derubare i sopravvissuti,anche ucciderli se necessario,non provavo alcuna empatia,non avevo mai provato niente per gli altri esseri umani,e non mi interessava del fato della razza umana…per quanto sia difficile ammetterlo in quei primi giorni mi divertì come mai in vita mia,poter dare finalmente sfogo a tutta la violenza e all’odio che avevo sempre portato dentro era meraviglioso,in più avevo trovato un bel posto dove vivere,un’attico di lusso in centro,circondato da vetrate luminose,le creature non osavano avventurarsi lì,troppa luce,e comunque il palazzo era dotato di una scala anti-incendio esterna che rendeva estremamente facile entrare ed uscire senza incontrare “loro” nella pratica quotidiana di rovistare in ogni appartamento,la vita sembrava semplice,nonostante tutto.

Purtroppo le cose cambiarono in fretta.

La maggior parte della popolazione aveva abbandonato la città in fretta e furia prima dell’arrivo delle creature,e i pochi che erano rimasti o fuggivano in campagna(dove era senz’altro più facile procurarsi del cibo e dell’acqua)o finivano catturati da “loro”…non c’era più acqua corrente,non c’era elettricità,e non c’era modo di procurarsi qualcosa dai negozi di zona o dalle case vicine senza finire in trappola…compresi di essere in trappola,non conosceva abbastanza bene la città per sapere come attraversarla tutta senza alcun mezzo di trasporto e per di più essendo costretto a farlo in una sola giornata,visto che al calare della notte sarei stato circondato da quelle cose…nei film rubare una macchina sembra facile…ci provai più volte ma non riuscì mai a accendere la macchina unendo i fili,molte macchine moderne erano troppo complesse per aver qualche speranza di accenderle così…non potevo scappare,sarei morto di fame o di sete…o peggio sarei stato catturato da quelle cose…fu così che elabirai il piano…

Il piano era semplice,se dovevo morire,sarei morto alle mie condizioni,portando quanti più “nemici” con me,mi sarebbe bastato utilizzare le bottiglie di alcool che avevo recuperato nei primi giorni,quando l’attività delle creature era ancora limitata,e fare delle molotov,proprio all’angolo del palazzo c’era una pompa di benzina,una mattina scesi,aprì i servatoi di tutte le macchine che trovai per strada(in modo da avere ulteriore combustibile,in caso di fallimento al primo tentativo),depositai le taniche di fortuna piene di carburante in casa e tornaì in strada,riusccì a creare una lunga scia di carburante misto ad alcool che univa diverse macchine e circondava la stazione di servizio e le due pompe di benzina…giusto in tempo per il tramonto,appena le cose iniziarono a strisciare fuori dai palazzi per dedicarsi alle loro solite razzie,diedi fuoco alla scia e fuggì in direzione del palazzo.

Lo spettacolo che vidi dall’altro al sicuro nel mio attico fu incredibile,le ombre mostruose erano avvolte dalle fiamme,diverse macchine parcheggiate nella strada erano esplose una volta raggiunte dalle fiamme,così come erano esplose le due pompe di benzina,ma da tutto quel caos erano emerse due cose fondamentali che mi ridiedero speranza e mi fecero pensare che in fondo potevo farcela a sfuggire a quelle cose,la prima era che quelle cose erano terrorizzate dalle fiamme e per quanto si fossero dimostrate incredibilmente resistenti alle armi tradizionali,morivano avvolte dalle fiamme in pochi minuti,cosa testimoniata dall’enorme quantità di cadaveri informi e carbonizzati che ormai ornavano la via,e la seconda e che non avevano la più pallida idea di come spegnere un’incendio,ormai conoscevo le loro debolezze,e avevo un piano,avrei raso al suolo l’intera città,se necessario,ma avrei portato con me tutte quelle schifose creature,mi bastava recuperare abbastanza alcool e benzina,c’erano centinaia di macchine in città,e altre stazioni di servizio,molte all’aperto,ci sarei riuscito.

Aspettai qualche giorno,giorni in cui i palazzi in fondo alla strada continuavano a bruciare nella testimonianza dell’incapacità delle creature di gestire un’incendio,e decisi di mettere in atto il mio piano.

Certo,questo era prima di incontrare lei,prima di finire intrappolato in questo maledetto palazzo,ma soprattutto prima di incontrare quella cosa che ora dorme nello scantinato…ero incredibilmente ingenuo…pensavo veramente di potercela fare…ma forse è il karma,avevo causato troppo dolore per potermela cavare così a buon mercato,dovevo soffrire,e così finì all’inferno,proprio nel momento in cui avevo riacceso le mie speranze.

The Black Shadow Episode 4

Rientrai nell’appartamento e rimasi sconvolto da quello che vi trovai.
La persona con cui dovevo parlare,o meglio con cui la mia mente malata mi diceva che dovevo parlare,non era più lì,anzi,non c’era più nessuno…ma era comparsa,proprio nel centro della stanza,una TV,perfettamente funzionante,accesa sul canale delle previsioni meteo.
Ora,la cosa potrebbe non sembrare cosi stana,dissi a me stesso,cercando di aggrapparmi all’ultimo brandello di sanità mentale che mi era rimasto,se non fosse che il palazzo era rimasto senza corrente elettrica per anni (o forse mesi?,magari erano passati solo giorni,non avevo più un’orologio da molto,molto tempo e avevo perso il conto delle notti trascorse)e in più ero piuttosto sicuro che non ci fossero più stazioni TV in grado di trasmettere,la fuori…la cosa non aveva senso.
Le previsioni,neanche a dirlo davano pioggia,senza sosta,tutta la settimana…se tutto questo era frutto della mia fantasia,come in effetti credevo,doveva essere una fantasia assolutamente misera.
All’improvviso lo schermo si distorse e comparve un volto,un volto che conoscevo molto bene,e che di sicuro non volevo vedere,ma ormai era tardi,aveva trovato un modo per tornare a tormentarmi,e non potevo fare altro che stare al gioco,perché lui era di nuovo qui con me.
Lui era come me,anzi no,non è corretto,lui è me,ma di certo io non sono lui,questo è poco ma sicuro,lui era sempre sospettoso,paranoico,violento,ma in sua difesa va detto che nel mondo in cui eravamo finiti queste erano più simili a qualità che difetti,erano cosa che ti tenevano in vita.
“ci stai provando ancora”disse il volto sullo schermo”stai provando di nuovo a buttar via la tua vita per mantenere fede a quella idiozia che ti avevano estorto,vero?”
“Non è così”risposi,cercando di mantenere una voce sicura,ma non ero affatto sicuro,di niente.”Io ho dato la mia parola,e intendo mantenerla”
“o certo,come no”rispose Lui”come se non sapessi la verità,le ti ha raggirato,ti ha fatto credere che ci fosse un futuro per voi,insieme,ma solo per poter fare di te il suo piccolo schiavo ubbidiente,per chiederti di fare per lei quello che lei e il suo piccolo gruppo di idioti non avevano il fegato di fare,compresa questa sorta di missione suicida”
“ti ho già detto che ho dato la mia parola,non posso e non voglio tirarmi indietro”
“come se fosse la prima volta”disse Lui con una voce particolarmente maligna”la tua parola non vale niente,se non fosse così loro sarebbero ancora qui,con te,invece sono andati,spariti,e diciamolo,quasi certamente morti,li hai mandati da soli lì,nelle tenebre,perché sapevi che era un viaggio senza ritorno,sei riuscito a sopravvivere così a lungo proprio perché non ti facevi coinvolgere nelle follie degli altri,sapevi la regola d’oro,i gruppi muoiono,si dilaniano dall’interno,solo rimanendo da soli si può andare avanti,ma poi hai incontrato quel gruppo di sbandati,hai visto il suo bel visino,e hai mandato al diavolo tutto quello che ti aveva tenuto in vita,e adesso,dopo esserti sporcato le mani con il sangue dei tuo unici amici vorresti scendere a tua volta nelle tenebre,e per cosa?una specie di tentativo di redenzione?per favore,sappiamo tutti e due che sei ben al di là di ogni possibile perdono,dopo quello che hai fatto non dovresti neanche sperarci più”.
volevo disperatamente rispondere qualcosa,parole forti e piene di significato,ma non ne avevo nemmeno una…in più mi sembrava vero tutto quello che diceva,anzi,sapevo che era vero,ma il punto era che ormai non avevo letteralmente nulla da perdere,le creature si ammassavano sempre più numerose dietro la mia porta e nel corridoio buoi,come potessero avvertire la mia presenza,come se sapessero che c’è ancora qualcosa di vivo nel palazzo,uscire diventava sempre più rischioso,ma senza uscire non avrei più avuto acqua o cibo,e preferivo morire in fretta fatto a pezzi dalla cosa che vive di sotto,mentre tento di mandare all’inferno tutte le schifose cose che strisciano nei corridoi bui,piuttosto che spegnermi lentamente a causa della sete…sarebbe stata una morte troppo orribile anche per un peccatore come me.
“Senti”trovai alla fine la forza di dire”sai bene quanto me che ormai non ci sono altre soluzioni,andrò a dormire e a mio risveglio andrò dritto nell’appartamento 4B a prendere tutto l’occorrente,aspettare ulteriormente non ha senso”
“Bene”disse con una forte nota di delusione nella voce “se è così che hai deciso di morire…”
Mi girai senza dire niente,ero stanco,dovevo dormire,mi servivano tutte le forze che mi rimanevano per avere una speranza,l’appartamento 4B era solo in fondo al corridoio,ma non c’era modo di sapere quante di quelle cose potevo trovare tra me e le preziose provviste,dovevo essere al massimo.
Quello che sognai quella notte cambiò ancora una volta i miei piani,in un modo che non potevo prevedere.

The Black Shadow EP 3

Potevo finalmente vedere il mondo sotto di me…solo una gigantesca distesa di caos e distruzione a perdita d’occhio…quanto tempo era passato?aveva perso completamente il senso del tempo?sembravano passati pochi giorni dai primi casi,ma potevano essere passati anni,ho perso il conto dei giorni da tanto,troppo tempo…
“la gente dice che stai cambiando idea,che non andrai più la sotto…dopo tutto quello che è successo sarebbe d’avvero deludente.”

Dovevo saperlo.

Non avevo voluto parlare della ragazza con john dentro,e ora lei era qui,sotto la pioggia sottile che annunciava un’inverno ormai prossimo…non avevo alcuna intenzione di dargli una risposta,non potevo neanche parlargli,non ora,non così,semplicemente non ero pronto,non ero pronto.

Decisi di guardare ancora giù verso le strade,che diavolo era successo?quando iniziarono i casi,la gente formulò qualunque ipotesi strampalata,ricordo che una delle ultime cose che vidi in TV prima della fine di tutte le trasmissioni era un’intervista a un gruppo di survivalisti californiani,convinti che si trattasse di un’epidemia zombie…ridicolo,quelle cose,qualunque cosa fossero,non avevano minimamente l’aspetto di un’uomo,troppo grosse,troppo deformi,senza contare che non avevo mai visto nessun essere umano trasformarsi,anzi,non ho mai visto nessuno venire morso…in effetti era strano,la gente veniva sventrata,fatta a pezzi,ma non mangiata,e di certo i pochi resti sparsi qua e là non si rianimavano…ricordo la quantità di cadaveri di cui  mi sono dovuto sbarazzare nei vari appartamenti dove mi sono rifugiato,nessuno di loro si era mai mosso da solo,di questo almeno ero certo.

Questo però non spiegava cosa fossero,quale era la loro origine,o anche perché avevano dato inizio allo sterminio della razza umana.

“non puoi far finta che non ci sia per sempre”

aveva ragione,sospirai e mi preparai ad avere una discussione con l’unica persona che sapevo non poter essere reale…ormai quel che rimaneva della mia psiche riusciva a scendere a patti con cose come questa con troppa facilità.